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Buondì belle personcine, so che non mi faccio viva da un tempo che potrebbe essere stimato con una cifra pericolosamente simile all'infinito, ma ahò, il mondo va così. OkuRibi "Fingerò che tu mi abbia appena detto che le mucche hanno imparato ad andare a comprare l'insalata al mercato, invece di dover brucare l'erbetta attorno alle loro stesse merde." KATOPTRONOPHILIA ODAXELAGNIA OkuRibi Quando uno non sa che dire, finisce per dire cose che non dovrebbe dire. Coff. Ammetto e faccio ammenda, che ultimamente non sto guardando più di tanto il blog di splinder. OkuRibi Perchè prima o poi dovrò pur aggiornare... ...E sì, per quanto mi riguarda optavo per il "poi", ma Daniela, Elisa, Sara e PERSINO ANNA, hanno aggiornato prima di me, quindi... <.< me tocca.
E ò_ò si prega di ignorare la mia coscia. Ecco. Madrrre ma perchè kurisuto non ci sei mai nelle foto? Vabbè... qui ci sono anche papi, piccola zia, moglie e Rinnola T_T oltre ad un quarto di Tarochan, quindi la posto anche se c'è una coscia di troppo (la mia).
Mi sono allegramente rotta di aggiornare popolo ♥ meditavo sul se postare o meno le drabbles sui feticismi che sto scrivendo, ma sono giunta alla conclusione che non le posterò, a meno che non voglia guadagnarmi una denuncia. ù_ù AGREXOPHILIA(Eccitazione data dall’essere guardati da altri durante l’esibizione in un atto sessuale, come la masturbazione.) È la forma più estrema di esibizionismo, quella sporca, quella che implica necessariamente la vanità del voler mostrare ad altri il proprio corpo perfettamente adatto al venire amato. Io ero solo la vittima, me ne resi conto quando il mio sguardo sondò lentamente quel piccolo corpo morbido e bianchissimo, compulsivamente contando e ricontando i minuti che trascorrevano, i nei che spiccavano in modo attraente sulla sua pelle bianchissima. Per quanto muovessi le mani, non potevo far altro che sfregarle una contro l’altra, e faceva male, la corda con il quale erano legate dietro la mia schiena era stretta, e non faceva che aumentare la frustrazione sessuale che esplodeva nel mio ventre. Il suo sguardo era dolcissimo, come sempre, quella punta d’incredibile sensualità acuita dai movimenti lenti del suo corpo, avanzava verso di me, dolce, come in una danza. Era eccitato dal semplice fatto che fossi obbligato a guardarlo, come se avesse fatto scendere su di me una magia d’ipnosi, e dal fatto che non dovessi, non potessi toccarlo. Si spogliava davanti a me, premendo quelle mani piccole e perfette sul suo corpo bellissimo, il corpo che così spesso era stato mio, tanto spesso che potevo intuire alla perfezione quanto calda fosse diventata la sua pelle e quanto stava pulsando il sangue nelle sue vene, anche se non potevo toccarlo. Ero inginocchiato davanti a lui, inerme nel guardarlo darsi piacere da solo, seduto a gambe schiuse davanti a me, il mio volto all’altezza delle sue mani, esperte, ancora più impudenti di quando toccava un’altra persona. Mi lasciai fecondare le labbra senza esitazione, accogliendo ad occhi schiusi l’unico piacere che potevo ricevere da lui quel giorno, beandomi solo della vista del suo corpo nudo, delle sue pupille dilatate di desiderio sul mio viso. AMAUROPHILIA(Eccitazione data dalla vista del proprio amante bendato.) Guardare il mio amore mi mette i brividi. Guardarlo muoversi, sentire il suo sguardo su di me, accorgermi di essere osservato sempre, voltarmi ed incontrare i suoi occhi nerissimi, lasciar scorrere lo sguardo sulle sue braccia, forti, sulle vene che pulsano lasciando silenziosamente scorrere il sangue sotto la sua pelle chiara, le labbra strette e ruvide da uomo, l’espressione lievemente preda della depravazione. Adoro tutto questo, ma ogni volta cedo, ogni volta tengo da parte il mio piacere per lui. Ogni volta abbasso lo sguardo, tenendo tra le mie mani quel pezzo scuro di stoffa, mi corpo gli occhi, lo lego dietro la mia nuca, stretto, mi oscuro la vista, mi privo della mia gioia, per lui. Sarei un bugiardo se dicessi che non mi piace, sarei un bugiardo se sostenessi che non è vero che anche io mi riempio di un sottile e perverso piacere nel percepire il suo sguardo su di me, senza, tuttavia, poterlo vedere, senza poterlo dire con chiarezza. Io so che non appena mi guarda, non appena nota la benda scura che mi copre gli occhi, unico pezzo di stoffa presente sul mio corpo bianco, impazzisce. Lui adora lasciarmi completamente all’oscuro di ciò che vuole farmi, è questo che lo fa davvero impazzire. Potermi dedicare sguardi che sondano anche i punti del mio corpo che non amo mostrare senza che io possa recriminare, farmi sentire il fruscio delle sue mani sulla stoffa facendomi capire che se ne sta liberando, ma lasciandomi con il sottile e perverso dolore di non poterlo vedere. Non posso che immaginare dove mi toccherà, mi mordo le labbra desiderando le sue dita ferme attorno al fulcro del mio piacere, ma lui, oh, lui no, non ama accontentarmi, in questa situazione. Lui ama stupirmi, ama toccarmi esattamente dove io non sto attendendo il suo tocco, portarmi all’esasperazione, prendermi quando ancora non sono pronto ad accoglierlo, per sentire i miei muscoli stringersi, per vedermi urlare, mordermi le labbra, le lacrime venire soffocate dalla stoffa nera che mi oscura la vista. ACOUSTICOPHILIA(Eccitazione data dagli stimoli sonori e vocali.) Un sussurro. Un richiamo, una parola, un sospiro, una frase, anche la più banale, un sorriso e poi l’espiro di una risata, un commento, un insulto giocoso. Le sue labbra che si muovono ed il suono della sua voce, una richiesta di continuare, un sospiro eccitato, un ansito, un gemito, sempre più forte, un urlo ed una preghiera di non fermarmi. Una canzone particolare plasmata dal tocco delle mie mani su di te, un altro sussurro, i gemiti che trovano un loro ritmo seguendo la danza del tuo corpo umido, quel piccolo suono di gola che fai quando non vuoi farmi capire che ti ho fatto impazzire. Tutto questo riempie la mia mente adesso, fermandola, saturandola dei pensieri su di te, nella bruciante sensazione che no, non sono l’unico ad essere affascinato, eccitato da quello strumento potente di piacere e tortura che è la tua voce calda, in questo momento meno che mai. Le parole di quest’altra canzone mi scivolano addosso perdendo il loro significato, come sempre quando mi concentro solo sul suono della tua voce, così profonda che mi scuote dentro, le arterie vibrano, empiendosi di malleabili sonorità obbedienti al suono della tua voce, e ciò che sento esplodermi nel ventre è solo questo, anche ora, il suono della tua voce. Il suono della tua voce, sussurri, una parola, un sorriso ed in un istante sono accanto a te, un braccio attorno al tuo collo caldo di frenesia, ti sento fremere, morbido, sotto le mie braccia, anche ora, davanti a tutte queste persone. Un sussurro, ti spingi verso di me accarezzandomi il lobo dell’orecchio con le tue labbra morbidissime, complici e colpevoli di quell’assassinio della mia costruita indifferenza ogni volta che sussurri, e poi sì, quel sussurro. Ti voglio, dentro, ora. Quel sussurro, capace di scuotermi e uccidermi e ferirmi ed eccitarmi, ancor più del contatto umido della tua lingua che sento percorrermi la pelle bollente d’imbarazzo. Una richiesta, un desiderio, un sussurro, un ordine, al quale non posso fare a meno di rispondere con un immobile cenno, succube della vibrazione del suono della tua voce, sono tuo. Per ora questi, poi, FORSE, ne posterò ancora. OkuRibi 13 - Non piangere perchè qualcosa finisce, sorridi perchè è accaduta. Ogni tanto mi ricordo dell'esistenza del mio blog, naa! 2. No llores porque ya se terminó, sonríe porque sucedió.Non piangere perché qualcosa finisce, sorridi perché è accaduta.
Mi risvegliai solo molto tempo dopo da quel senso di torpore dato dalle catene sempre più strette attorno al mio collo, l’inconsapevolezza chiusa nella sensazione di sicurezza che mi davano le mie stesse convinzioni, pilotate, false. Il mondo aveva un’altra luce da quando Kouyou era nella mia vita, questo mi ripetevo, forte del mio sentimento – sincero? – tanto da autoconvincermi che prima o dopo anche lui avrebbe imparato ad amarmi. Ciò che capii troppo tardi è che il mondo si era tinto di toni ancora più scuri, da quando lui era nella mia vita, da quando lui aveva cambiato la mia vita, la mia realtà, me. E non avrebbe mai imparato ad amarmi, non gli sarebbe mai interessato impararlo, poiché non era mai stato un suo desiderio, sin dall’inizio. Non riuscivo più a ricordare ciò che ero prima di conoscerlo, mi resi conto di aver annullato completamente il mio essere in favore della bella bambola dei suoi desideri, la stessa bambola che così in fretta l’aveva stancato. Per quanto mi sforzassi di ritrovare in me quel Takanori timido ed impacciato che l’aveva attratto, non riuscivo, mi sentivo perso, davanti ai suoi occhi si innescava in me tutte le dannate volte quella sorta di malato meccanismo che mi portava a sorridergli, ad istigarlo con il corpo che ancora lo attraeva – l’unica cosa di me che ancora lo attraeva. Fu in quel periodo che ti notai davvero per la prima volta, quel sorriso meraviglioso da ragazzo sicuro di sé che sembrava sgretolarsi nella malinconia non appena il tuo pubblico distoglieva lo sguardo, notai quella splendida maschera che sembrava celare qualcosa di ancora più incredibile. Mi venne da sorridere, mi venne voglia di scoprirti, mi venne anche paura. La paura di essere come lui, nel momento in cui capii che il mio sguardo aveva indugiato su quei particolari di te che non hai mai amato mostrare alle persone. Ma, soprattutto, quel tuo sguardo così bello e così malinconico mi aiutò a capire che ognuno di noi indossa una maschera. La mia non era stata scelta da me, era quello il motivo per cui la sentivo gravare dolorosamente sul mio petto, ma ormai era la mia maschera, lo sarebbe rimasta per sempre. Ciò che mi restava da fare, era imparare a farci i conti, ricercare sotto il guscio di ragazzo sensuale ed impertinente ancora la mia timidezza, i miei sogni, le lacrime che ero certo mi rendessero diverso dagli altri, il mio buio che era, che era sempre stato la mia forza. Decisi di spezzare le catene di quel padrone che era divenuto il mio oppressore, conscio del fatto che se il suo sguardo profondo avesse smesso di sondare il mio corpo nudo, vedendo solo ciò che lui voleva vedere, sarebbe stato più semplice per me tornare a tracciare le linee del mio volto, anziché quelle di uno sconosciuto dagli occhi grandi e lo sguardo languido, irriconoscibile. Le catene le spezzai prima d’ogni altra cosa nella mia mente, volgendo lo sguardo adorante in altra direzione che non fosse quella del bel viso del mio padrone, dai tratti scuri sempre più evanescenti, che andava perdendo nitidezza nei miei disegni, sino a sparire, lasciando bianco sporco sulla tela su cui era stato la prima pennellata. E non posso far altro che notare il tuo sguardo stupito, ora, amore, nell’apprendere che è stato grazie a te, che finalmente ruppi le mie catene. Ancora nemmeno ci conoscevamo, eppure hai tracciato una linea così decisiva nella mia vita da permettermi di liberarmi di quel mostro che si stava nutrendo del mio cuore. Stringendo le catene tra le mie dita così esili da essere sin troppo fragili le ho tolte dal mio collo bianco, osservando i segni scuri che ne restavano, lasciandole dietro di me con quel rumore tipico del ferro sull’asfalto caldo di sole a risuonarmi nelle orecchie. Soffrii, per quella che speravo essere l’ultima volta. Me ne liberai, soffrendo alla consapevolezza di essere l’unico a soffrire, soffrendo nel notare la mancanza totale di sofferenza dal suo volto, soffrendo nel sapere, nel capire, che ciò che mi apprestavo a fare non sarebbe stata una lotta, si sarebbe ridotto a quello, soffrire da solo. Tornavo ad affondare nel torpore falsamente ed occlusamente rassicurante della solitudine, quel mondo in cui io non ero più tenuto a dimostrare niente a nessuno, quel guscio accogliente tra le cui braccia potevo dimenticare persino chi ero diventato. Mi convinsi che non ti avrei più rivisto, che quella sarebbe stata solo una piccola parentesi nella mia vita, che il mio rapporto con Kouyou non avrebbe più avuto ulteriore influenza nel mio futuro. Non ho mai rinnegato nulla, né mi sentirai farlo ora che conosco anche il finale di questo racconto. Non ho mai rinnegato i sentimenti che provavo per lui, come non sono mai sfuggito alla consapevolezza che tutto il dolore sia stato assolutamente necessario, per me, per il mio cuore, per ciò che sono in grado di raccontare alle persone, ora. Sbagli quando mi dici che vorresti assicurarmi una vita senza dolore, amore, il dolore mi è necessario per vivere, per continuare ad essere quel ragazzino perso nei suoi sogni che adori. All’epoca, però, ero troppo giovane per capirlo, troppo ingenuo nel credere che certi avvenimenti non avessero conseguenze, troppo acerbo per capire che poteva esistere qualcuno che mi avrebbe amato, indipendentemente dalle mie insicurezze e dalle mie bugie. Non erano passati che pochi giorni dalla mia liberazione, che già cominciai a rendermi conto del peso delle conseguenze: venendomi a mancare la rassicurante oppressione della routine, mi sentii perso, vuoto, senza alcun punto di riferimento. Vergognandomi della mia poca tenacia, mi ritrovai a tornare indietro sulle mie decisioni, dibattendomi senza nemmeno rendermene conto, nel forte pentimento per quella semplice frase, mormorata a denti stretti, lo sguardo abbastanza basso da non riuscire a vedere la sua reazione, “Non voglio più essere la tua bambola”. L’angoscia e la malinconia presero velocemente possesso della mia capacità di ragionare, privandomi della lucidità, la stessa che mi aveva spinto ad agire per riprendere il controllo della mia vita. Ricordo che furono giorni folli, deliranti, confusi dalle mie fantasie, talmente nitide che, lo ammetto, tutt’ora fatico a distinguerle dalla realtà. Quelle fantasie mi aiutarono a delineare un immagine di Kouyou differente, prima nella mia mente ed in seguito su carta, un nobile principe che in quel momento sicuramente soffriva la mia mancanza, ne ero sicuro. Tu stesso ora puoi facilmente renderti conto di quanto fossero alterate le mie convinzioni rispetto alla realtà, falsate le immagini che mi creavo di lui, per rassicurarmi. Mi domandavo in continuazione cosa avrei visto, se solamente avessi sollevato lo sguardo, a quella farse che in quei momenti mi sembrò dura, troppo dura. “Non voglio più essere la tua bambola.” Ero stato davvero io a dire quelle cose? Ero stato io a voltare le spalle al mio amante in modo così freddo – sì, scambiai timore per freddezza – senza nemmeno sollevare lo sguardo preoccupandomi della sua reazione? Ero davvero io il ragazzo in grado di spezzare un cuore? Puoi ridere, amore mio, puoi ridere se vuoi, nel venire a sapere che mi dibattevo in un gorgo d’angoscia, chiudendo gli occhi e vedendo solo l’immagine falsata di un Kouyou in lacrime per la mia mancanza. Vedendo me, in me, un ragazzino senza cuore, disfattosi del suo amante dopo essersi accorto di risplendere anche senza il suo aiuto, ero diventato questo, solo questo? Ero così sciocco, amore, un ragazzino solo sciocco e innamorato – sicuramente – forse. Forse ero solo sciocco, e spaventato dalla pesantezza della solitudine. Le mie parole, sussurrate ad occhi bassi e denti stretti, a malapena ascoltate dal mio amante, anche loro si alterarono nei miei ricordi, divenendo fredde e dure, parole che non sarei mai stato in grado di pronunciare. “Mi hai preso soddisfacendo il tuo capriccio, ora, però, sono libero.” Non ero io, quello che popolava i miei angosciosi sogni, tanto quanto l’amante ridotto in lacrime dalle mie fredde decisioni non era Kouyou. Era solo un trucco, sporco trucco, trappola tesa dalla mia mente volta a gettarmi nuovamente tra le sue braccia forti e fredde, trappola in cui caddi, di testa, scioccamente, inesorabilmente. Internamente conscio che da un ennesimo dolore mi sarei risollevato con più difficoltà e meno dignità, percorsi a testa bassa il mio miglio verde, arrivando sino a lui. Era bello nella sua sicurezza, lo sguardo alto e fiero di chi è certo di esserlo, abbastanza pieno di sé da non allontanarsi di un passo dalla corte dei suoi amici, accogliendo la mia richiesta di grazia come un adulto che accontenta il capriccio di un bambino. Ed io, io, così triste e pentito, pregno di angoscia e con lo sguardo dolente, io che lo immaginavo morire di solitudine senza di me, senza la sua bambola, mi sentii il cuore vacillare, sentii chiaro e limpido l’istinto di scappare, scuotere il capo e scappare, prima di cadere ancora. E tu, tu eri lì amore mio, ricordi? Perfetto particolare di uno sfondo che si sfocava dinanzi ai miei occhi, eppure mi inibiva, eri lì alla mia frase, stupida frase ripetuta milioni di volte davanti allo specchio, stupida frase scivolata dalle mie labbra senza preavviso, dimentica di tutto ciò che avevo accuratamente scelto di dire. “Vuoi riprendermi con te?” E stupidi i miei recidivi occhi bassi, e la mia timidezza, eccola a tornare quando non è lei che voglio, dov’era tutta la sensualità che avevo appreso al cospetto di Kouyou? Ed eri lì anche alla sua frase, scivolata dalle sue meravigliose labbra dal taglio impertinente, così perfetta senza bisogno di alcuna preparazione, perfetta e pronta a colpire dove doveva colpire, netta e veloce e perfetta, come uno sparo. “Non essere sciocco.” Lo ero, ero così sciocco, tanto da alzare lo sguardo, a sondare la sua reazione, giurandomi e ripetendomi che solo in quel modo non avrei avuto rimpianti. Incontrai i suoi occhi nocciola, languidi e fieri, quegli occhi in grado di piegarmi ad ogni sua volontà, e fu in quel momento che mi innamorai. Mi innamorai, sentendomi sciogliere in una sensazione calda e accogliente più della mia solitudine, mi innamorai perdutamente, consapevole di guardare negli occhi tutto ciò che non volevo, tutto ciò di cui non avrei mai più avuto bisogno. Mi innamorai di te come un fulmine, mi innamorai vedendo ciò che tu non saresti mai stato, mi innamorai della freddezza di cui non v’era traccia nel tuo carattere, della delicatezza, della calma, della timidezza, della tua maschera che si frantumava ai miei tocchi. Mi innamorai di te senza conoscerti, mi innamorai di te in quell’attimo senza sapere che sarebbe avvenuto davvero mesi dopo, mi innamorai di te guardando negli occhi un altro. E sorrisi, mi venne persino da ridere, senza saperne il motivo, forse all’inconscia consapevolezza che senza le risposte dure dell’amante che non mi voleva più, non sarei mai stato in grado di innamorarmi di te, sapendo che non eri lui. E tu, tu eri lì alla mia disfatta. Tu eri lì alla mia vittoria. TBC! ♥♥ Spero presto anche...
Sayounara Onigiri! ♥ ♥ OkuRibi Sorvolando sul fatto che, come al mio solito, sono in ritardo... OkuRibi 13 - Non passare mai del tempo con qualcuno che non sia disposto a passarlo con te. Poco fa, con Masquerade dei SADS a palla nelle orecchie (diosantissimoquantomipiacequellacanzonedio) mi domandavo come devo, esattamente, classificare il mio pseudo-blocco dello scrittore. "Tentativo di uccisione per sfinimento" al momento è l'espressione più adatta, dato che mi sono venute in mente talmente tante idee che le dita mi andranno presto in sciopero e soprattutto, porco di quel cane giuda (coff), non riesco a scriverle.
1. No pases el tiempo con alguien que no esté dispuesto a pasarlo contigo. Non passare mai del tempo con qualcuno che non sia disposto a passarlo con te. La mia vita senza di te la ricordo come si ricorda un sogno, sfocata e vaga, fatta di racconti più che di ricordi, costellata di lacrime e indecisioni. La ricordo come quel peso costante che sentivo nel cuore, la ricordo grazie alle parole che mi strappavi nelle nostre lunghe notti insonni, per capire qualche tratto della mia personalità chiusa, non ti sei mai arreso con me. Anche di te mi ricordo come di un sogno, vago e confuso sullo sfondo della nostra morbosa relazione, nostra, mia e di lui. Il tuo sorriso come in un sogno, le risate da ragazzo forte circondato di amici che lo venerano, ed io con lui, tra le sue braccia, strette attorno alla mia vita, le sue labbra così belle, così morbide, sul mio collo. Non avermene a male se mi lascerò trasportare dai sentimenti di quella vita così diversa dalla mia, ero io, ero sempre io, piccolo e ancora acerbo di cuore, ma innamorato. Sì, innamorato, credo, a modo mio, come può essere innamorato un ragazzino, un bambino, del meraviglioso burattinaio che lo prende con sé, plasmandolo, obbligandolo a diventare una farfalla. Lui, il mio primo amore, il mio dolore, il tuo migliore amico. Non puoi dimenticarlo, vero? Non puoi dimenticare che la persona che mi ha fatto diventare ciò che vedi ora è la persona che mi ha fatto più male, è la persona che è ancora con me, nonostante tutto, nonostante non possa, non voglia più avvicinarmi a lui come ho fatto in passato. Forse fa male sentirselo dire, forse fa male dirlo a se stessi, ma cederei. Cederei ai ricordi ancora forti e vividi, forse, cederei alla passione di un momento, forse. Non arrabbiarti amore, è solo un forse, è quella piccola postilla che metto sempre in conto al fondo del mio cuore, pur sapendo che no, non lo farei, ho un altro filo invisibile ora, che mi tiene legato. Ma di quel filo ne parlerò più avanti, ora dicevo, lui, il mio primo amore. Il primo. Quegli zigomi alti e gli occhi sottili e profondi li ricordo come fosse ieri, il sorriso sornione ed i capelli morbidi e quell’aria, era così sicuro di se stesso. Non era qualcosa che avevo mai provato, la sicurezza di sé stessi, la certezza di essere un vincente, no, era una sensazione che mi era del tutto estranea. Io ero solo un bozzolo dal quale ero certo che non sarebbe mai uscita una farfalla, pochi sorrisi e qualche chilo di troppo, rarissime parole, non guardavo mai nessuno negli occhi. Negli anni avevo affinato la mia incredibile tecnica del passare inosservato, mi chiudevo in me stesso sino a sparire, sì, ero davvero convinto di essere completamente invisibile agli occhi degli altri esseri umani. Sino a quel giorno, quando quel ragazzo luminoso come il sole si avvicinò a me, il suo sorriso mi colpì, ipnotizzandomi, bloccandomi sul posto come un passerotto che non riesce a volare via, troppo terrorizzato dagli occhi del gatto. Non mi sentivo così in trappola però, oltre al passare inosservato avevo imparato a non rispondere alle prese in giro, a quando qualcuno mi si avvicinava fingendosi interessato per poterne ridere alle mie spalle con gli amici, fiutavo a distanza quel tipo di complimenti fasulli, non rispondevo né mi abbandonavo allo sciocco sentimento di sentirmi persino… bello. Lui era solo però, solo ed interessato a me, mi disse il suo nome con una voce profonda che non avrei attribuito ad una corporatura così sottile, sebbene io stesso non avessi una voce adatta al resto del mio piccolo e goffo corpo. Mi prese la mano, non una stretta come quella che gli occidentali si scambiano durante le presentazioni, soppesò invece la mia mano destra nella sua sinistra, come a saggiarne la consistenza, guardandomi le dita sottili e le unghie chiare e cortissime, sorridendo alla macchia di china sul mio dito medio. Mi chiese il nome quando non glielo dissi di mia spontanea volontà, rise al sussurro incomprensibile che ne conseguì, non ero abituato a parlare, non ero abituato a dover pronunciare il mio nome in modo chiaro e a voce alta, perché qualcuno era davvero interessato a ricordarlo. Il suo sguardo seguì un percorso strano sulla mia figura, notando tutte le piccole imperfezioni che possono esserci in un ragazzino chiuso nella sua divisa scolastica, dalla macchia di china salì sulla cravatta annodata male, con la parte più sottile, quella che va dietro, troppo lunga, che superava la parte più spessa facendo notare la fodera scura. Dalla cravattina a quadretti i suoi occhi erano saliti, la piega della giacca stropicciata, il neo che stonava sulla mia pelle bianchissima, il ciuffo ribelle di capelli neri esattamente al centro della mia testa, hai presente? Quando ogni tanto mi capita di svegliarmi alla mattina con quel ciuffo che non ne vuole assolutamente sapere di stare giù, e rimane dritto, sfidando la forza di gravità. Mi capitava anche allora, quando non ti conoscevo, mi è sempre capitato. Sorrise a tutte quelle piccole imperfezioni, soppesando anch’esse quasi come aveva soppesato la mia mano, soffermandosi, studiandole attentamente. Trattenni quasi il respiro, come in attesa del suo responso, ma, come uno sciocco, quando i suoi occhi tornarono sui miei abbassai istantaneamente lo sguardo, rinunciando così alla possibilità di poter leggere la sorpresa che, scoprii più tardi, vi era dipinta. La sorpresa nel trovare attraente, affascinante, un ragazzo completamente diverso dai suoi standard, ma questo di certo non avrei potuto indovinarlo in quel momento, né, tanto meno, tenendo lo sguardo basso. Basso sui miei disegni, il pennino che scivolò via dal quaderno cadendo nell’erba verde e ancora umida dalla notte, scoprendo corpi efebici incatenati da un’edera viziosa partoriti dalla mia mente confusa. Kouyou aveva gli occhi profondi ed un sorriso magnifico, occhi splendidi che non facevano altro che sondare le mie espressioni, leggendovi dentro, tentando di leggervi dentro. Ma era come leggere tra le righe di un libro ancora chiuso, non era possibile, non ancora. Non mi lasciai scoprire in fretta, lo sai? Non ascoltare quello che dice lui, non ascoltarlo quando dice di avermi “conquistato con due paroline ed un sorriso”, non è così. Mi fece i complimenti per i miei disegni quel giorno, mi seguì lungo la strada per la stazione, riempiendomi le orecchie di aneddoti appartenenti ad una vita luminosa ed affascinante, così differente dalla mia. Non sembrò davvero interessato a me, alla mia vita vuota e insignificante, al momento, l’unica cosa che ero davvero riuscito a capire di lui era che tentava, con tutto sé stesso, di rimanere impresso nella mia mente. Non sarebbe stato necessario sforzarsi così tanto però, era già diventato la prima pennellata su una tela ancora bianca, era stato il primo a cercare in modo così palese la mia compagnia. Non mi scoprì in fretta, forse non mi scoprì mai. Quando tracciai il suo profilo, quella sera, ciò che ne uscì fu una serie confusa di linee nette sulla carta, il profilo del suo viso era più scuro e severo di quello che mi era apparso quella stessa mattina, le mie mani si erano mosse da sole. Ti ricordi? Disegnavo spesso, era il mio sogno. Ho sempre avuto sogni molto ambiziosi, troppo, come hanno sempre amato ricordarmi i miei genitori. Prima pianista, poi illustratore, forse un po’ poeta. Lentamente tiravo le fila di ciò che amavo fare, trovandomi discreto in tutto ed eccellente in nessuna. Anche questo hanno sempre amato ricordarmi i miei genitori, non eri ancora arrivato tu, non mi avevi ancora spronato a sollevare gli occhi ed alzare la voce. In quel periodo c’era lui, troppo occupato a trasformarmi in qualcosa di cui potersi vantare, plasmando sotto le sue mani grandi la pelle e la maschera di una bambola per far sì che anche gli altri vedessero la bellezza lì dove l’aveva intravista lui, no, non gli è mai bastato stringersi quell’immagine nella sua fantasia. Lui non era come te, lui voleva esibirmi. Ora capisci perché dico che, dopotutto, è grazie a lui se sono, se siamo qui? Non mi ha mai esplicitamente chiesto di essere il mio amante, il mio ragazzo, il mio compagno. Non erano termini che gli interessavano eccessivamente, ciò che importava erano le azioni, le parole, i momenti sempre più frequenti in cui la sua voglia di scoprire il mio corpo sfociava nella costrizione carnale di qualcosa che non ero pronto a cercare. Con il passare dei giorni, il rapporto tra noi divenne più simile a quello che può avere un maestro con l’allievo prediletto, così come lui si affannava a cercare in me qualità che potessero attrarre le persone, per farmi diventare una conquista da ammirare, una preda particolarmente ambita. Le linee scure e severe che avevano composto il suo viso la prima volta che lo disegnai si affinarono, assunsero un senso, per lo meno nella mia mente. Sollevò il mio mento e mi spronò a camminare con la schiena dritta, mi tinse i capelli e mi truccò gli occhi, cerco di insegnarmi a fare quegli sguardi languidi che si opponevano così nettamente alla mia personalità chiusa. Le numerose imperfezioni che l’avevano inizialmente attratto divennero delebili come la macchia di china sul mio dito medio, e le eliminò, con la medesima facilità che con un colpo di spugna, senza esitazioni nel farmi sparire dietro quel carattere affascinante che mi aveva costruito pazientemente. I vestiti di foggia decisamente differente che aveva trovato per me si facevano sempre più spesso da parte sotto le sue carezze, passionali e mai premurose, pregne di desiderio e non di affetto. Non mi ha mai chiesto se lo desideravo, non mi ha mai chiesto se avevo paura. Ero diventato la bambola perfetta che aveva voluto plasmare sin dall’inizio, esattamente come una fanciulla con l’abito della festa, sacrificata proprio nel momento culminante della sua bellezza ad una qualche entità in cambio di falsa sicurezza. Ed io, come quella fanciulla, quando mi vestii del mio abito migliore, del mio nuovo sfavillante carattere sensuale ed ammiccante, immolai la mia verginità al mio creatore, perché non s’addiceva più alla splendida bambola che ero diventato. La timidezza apparteneva al passato, lo sguardo basso era solo di quel Takanori abilmente nascosto dal trucco scuro, che mi ingrandiva gli occhi ed affinava lo sguardo. Ma la mia verginità, no, quella non potevamo nasconderla, dovevamo disfarcene subito. Non ci sarà niente di tenero o sensuale in ciò che ti sto per raccontare, amore. Non c’è nulla di tenero nemmeno per te, vero? Nulla di tenero nell’immaginarmi soggiogato dalle mani di un altro, del tuo più caro amico. Il sesso non fu quello scontro gentile di corpi morbidi e sudati che avevo sempre immaginato, non fu il trionfo dei sospiri che naufragano nei baci, né la dolcezza degli sguardi, né le parole rassicuranti che avevo sempre sperato di ricevere. La mia prima volta fu più quella confusione dei gesti che non ero sicuro di dover fare, l’imbarazzo nel constatare che il mio istinto non mi sarebbe affatto venuto in aiuto come ero sicuro sarebbe successo. La situazione già di per sé difficile venne influenzata dalla mia ormai cronica timidezza, che si manifestava in quel momento nella ceca vergogna nel mostrare ad altri il mio corpo nudo, il corpo che non avevo mai amato e che, in quel momento, cercavo di coprire alla sua vista con ogni mezzo. Lui non voleva farmi male, non voleva, te lo giuro. I miei tentennamenti però l’hanno intimorito, è stata colpa mia, vedermi così timido, insicuro, indeciso, gli ha messo fretta, forse aveva paura che mi sarei tirato indietro. Non l’avrei fatto, mai, i suoi occhi mi avevano paralizzato, i miei muscoli si sarebbero rifiutati di muoversi, mantenendomi inchiodato tra quelle coperte fredde, offrendo il corpo che non amavo in pasto alla sua vista. I miei muscoli erano tesi quando entrò in me, sentii le anche ed i lombi bruciare, come attraversate da una pioggia fitta di aghi bollenti, trapassanti la mia pelle, lungo tutta la spina dorsale. Non ero pronto a riceverlo dentro il mio corpo, non ero pronto fisicamente né psicologicamente, ma te lo giuro, è stata solo colpa mia. I tanto agognati brividi di piacere non raggiunsero mai le parti più sensibili del mio corpo. Finì tutto così, com’era cominciato, la sua pelle bollente contro la mia ed il suo sorriso soddisfatto, il suo sguardo profondo che vedeva in me solo un corpo da prendere, senza notare né le mie lacrime né le gocce di sangue che si mischiarono al prodotto candido della sua lussuria, macchiando la pelle bianchissima tra le mie gambe. Quando divenni il giocattolo di Kouyou, tu eri ancora sullo sfondo della mia vita, avvolto di quell’alone di bellezza tipico di coloro che non si sarebbero mai abbassati a rivolgere la parola a me, alla bambola di un ragazzo ricco, ad un passatempo. Sorridevi insieme agli altri alle parole che lui mi sussurrava per dimostrarvi che sapevo ancora arrossire, sorridevi e per me non eri diverso da loro, solo parte del pubblico che il mio proprietario aveva scelto per vantarsi del suo nuovo meraviglioso giocattolo, il palco che sfruttava per mettere in scena lo spettacolo delle marionette. Il mio corpo, non più vergine, perse però ogni attrattiva per lui, una volta spogliato di ciò che l’aveva attratto in me, la diversità. Prendendosi la mia virtù aveva completato l’opera, terminando di plasmare quella creatura ad immagine delle sue fantasie, ed il gioco lo stancò. Non ero più il ragazzo timido cui rompere il guscio per saggiarne la dolcezza, ero solo più un bambino precoce come mille altri, che si mordeva le labbra non per smettere di piangere, ma per richiamare a sé il suo amante. Le catene dalle quali spesso mi vedevo costretto nei miei disegni non riconducevano più a lui, al mio maestro dai tratti scuri e affascinanti, non erano più le sue belle mani curate a tenere il guinzaglio stretto attorno al mio collo, non era più per lui il mio sguardo, sottomesso, adorante. A soggiogarmi era un’ombra scura, una presenza sempre più evanescente che cercava di allontanarmi, alla quale io rimanevo fedele come un cane cerca sempre la mano che gli ha dato il cibo, anche dopo che ha impugnato il bastone. Il mio padrone aveva impugnato quel bastone, mi feriva e mortificava con l’intenzione di spezzare quelle catene che ci legavano. Ed io tornavo sempre da lui, sottomesso e paziente e pronto a qualunque subdolo gioco che mi avrebbe potuto imporre, lasciandomi ferire ancora, calpestando il mio orgoglio già nullo sino a ridurlo invisibile. Abbassavo gli occhi, fingendo di non vedere che ero diventato per lui solo uno dei tanti, il meno amato, sai? Io ero il suo preferito, ma poi no, pretendevo troppe attenzioni. Il mio errore è stato pretendere di essere persino amato. Quando mi resi conto che lui non aveva mai voluto davvero essere il mio amante, avevo stretto talmente forte le catene intorno al mio fragile collo da avere la vista sfocata, non vedevo altro che lui, e mi sembrava bello come non lo era mai stato. Lo amavo, te l’ho detto, no? Lo amavo, credo, a modo mio, lo amavo perché mi aveva aiutato a sbocciare, lo odiavo perché era tutto il mio mondo, lo amavo anche quando capii che le catene non mi sfocavano semplicemente la vista impedendomi di vedere altro che fosse lui. Lo amavo anche quando mi sentii svenire, soffocato da quelle stesse catene, da un sentimento che non sarei mai riuscito a conciliare con la mia vita, con il mio rimanere in vita.
OkuRibi Aggiornamento stupido per dire una cosa fondamentale. Ora... volevo aggiornare solo per dire una cosa... Ma poi il post viene troppo corto. Quindi ho fregato un testicolo (...UN TEST PICCINO...) a Dani *-* 9 cose che probabilmente non sapete di me: 9 aneddoti sul jrock che forse non vi ho mai detto: 9 lamentele jrock più o meno note: 9 aspetti del jrock che amo: 9 canzoni jrock che amo (ciascuna dev’essere di un gruppo diverso): 9 gruppi (o solisti) che amo e perché: 9 canzoni live che mi sono rimaste nel cuore: 9 amori jrock: 9 outfit che ti sono piaciuti particolarmente: AAAAH, SONO UNA DONNA COSì FELICE ç_ç OkuRibi L'altra metà della mia persona mi chiese di fare un aggiornamento a minchia così può commentare... “Tutte le canzoni sono per lui. E tutti i tuoi sguardi sono per lui. Pensi a lui quando mi baci, e quando mi dici che mi ami. Pensi a lui quando facciamo l’amore – abbiamo mai fatto l’amore, Taka? Rispondimi, l’abbiamo mai fatto? Non rispondermi, no, non ti crederei comunque. Non ti ho mai creduto.”
Mentre piangi cominci a chiederti cosa ti ha reso così debole, ti chiedi dov’è quel ragazzo dolce che riesce a consolare chiunque con poche parole di cui parlano tutti, nelle interviste, ma sei solo Colpevole. Colpevole di esserti costruito una personalità falsa, dietro la quale rifugiarti quando piangi per amore, quel comodo giaciglio fatto di bugie che ti culla quando non vuoi ammettere a nessuno, nemmeno a te stesso, il fatto che ti compiace usare qualcuno al solo scopo di dimenticare i tuoi dolori. Ti compiace sentirti amato, ti compiace essere vezzeggiato e coccolato da un amante che per te farebbe di tutto, ti compiace essere quello potente nella coppia, perché, una volta, l’uomo di cui ti sei innamorato ti ha detto una frase, e…
“E se mi dovessi innamorare di nuovo?” “Allora chiudi gli occhi e dimentica.” “È possibile dimenticare, Ryo?” “Io sto dimenticando.”
L’hai capito quando ormai l’hai visto felice, l’hai capito quando tra le sue braccia hai visto stretta una persona, e non eri tu. L’hai capito troppo tardi perché eri troppo preso dai tuoi problemi, tutto il mondo era preso dai tuoi problemi, colto e impietosito dalle tue struggenti canzoni d’amore non corrisposto. L’hai capito quando ormai eri già innamorato di lui, e non hai potuto fare a meno di chiederti se avresti potuto rovinare la sua felicità con qualche confessione inopportuna. E non ti sei evitato di porti quell’altra domanda, quella che hai finto di non sentire, a cui hai comunque dato una risposta. “Sono davvero così egoista?” E lui ti aveva detto una bugia, non è possibile dimenticare, tu non ci sei riuscito. Non ci sei riuscito nemmeno alle spalle di altri, nemmeno sfruttando l’altrui dolore e l’altrui amore per cullarti nell’innocenza di un sentimento non ricambiato, chiudendo gli occhi, immaginando il tuo amore sopra di te, non sei riuscito a dimenticare e sei riuscito solo ad amare ancora di più, diventando colpevole e Egoista. L’egoismo fine e sottile, quello proprio solo delle persone innamorate, quello che ti porta a credere che solo tu potresti far felice il tuo amore – è una bugia, te ne rendi conto, vero? Quell’egoismo delicato e malinconico, ormai è entrato a far parte del tuo carattere, scende nelle tue viscere appropriandosi dei tuoi pensieri, mostrandosi nelle tue parole, nei tuoi sguardi, nelle tue canzoni – per lui. Il fiore di Loto rosso. È quell’egoismo che è sbocciato dentro di te, un fiore arrossato del sangue della ceca gelosia, il sangue che vedi chiudendo gli occhi, sempre, di chi è quel sangue? Del cuore che hai volontariamente spezzato e lacerato, non ignorandolo ma stringendolo a te? Il fiore di Loto rosso è quel bacio, a labbra schiuse e pieno di passione, quel bacio regalato al tuo dolce chitarrista, quel bacio imposto per soffocare una dichiarazione d’amore che non avevi più voglia di sentire, forse, sicuramente, per poter immaginare una voce che non era la sua. Ti eri sentito stranamente forte nel tuo sentimento, in quel momento, forte nell’affetto che provavi per lui, convinto che saresti riuscito a trasformarlo in amore, se solo – Colpevole. Egoista. Bugiardo. Se solo avessi risposto alle sue parole con identiche parole, il fiore di Loto rosso, quel bacio poco desiderato e quel “ti amo” recitato, a memoria, ad occhi chiusi, mentre il volto di un altro uomo si delineava impassibile nella tua mente, e ti sembrava che fosse lì per giudicarti. Il fiore di Loto rosso è morto, dentro di te, quando sei caduto nella consapevolezza che un amore non si può dimenticare, un amore è impossibile da dimenticare – a volte – sempre. Ti sei reso conto che tutto di te, del tuo tenero carattere minuziosamente costruito nelle notti insonni, è pregno di ciò che non sei riuscito a dimenticare, che sei ancora colpevole, egoista, bugiardo e Innamorato. Il fiore di Loto rosso. È quel pianto che non sei riuscito a trattenere, quelle lacrime che hai versato quando la tua amara storia cresciuta di bugie è finita, quelle parole che ti sono scivolate dalle labbra, per sbaglio, per forza, scivolate addosso all’uomo di cui sei davvero innamorato, scoprendoti per lui. È il tuo vero carattere, quel buio nel tuo cuore impossibile da capire e impossibile da guarire, quella porta che hai accettato di aprire solo per lui, piangendo, e mordendoti le labbra, e dandoti la colpa, e dandogli la colpa, sibilando parole che non sapevi di voler dire.
Perché se non mi avessi mostrato la tua dolcezza non ci sarei cascato e… Perché se non ti avessi conosciuto non avrei smesso di soffrire per amore, un amore non ricambiato, quello per qualcuno che non mi meritava. Perché se non ti avessi conosciuto non avrei ricominciato a soffrire per amore, un altro amore non ricambiato, quello per qualcuno che so essere la persona giusta per me – sei tu, Ryo, solo tu, e…
È quel bacio lieve e dolcissimo, quell’abbraccio nel quale ti sei sentito affondare, completamente, è il sussurro che ti ha rassicurato, è il sentimento nuovo che è nato dentro di te, facendoti dimenticare di tutto il resto. È la tenerezza che ti ha permesso di affogare nella tua colpevolezza, nel tuo egoismo, nella tua ceca gelosia, è la tenerezza che ha dato un senso ai tuoi anni pieni di canzoni d’amore dedicate ad un amante senza un volto – nella tua mente, è sempre stato solo lui. Il fiore di Loto rosso. È un bambino che aspetta di nascere, la consapevolezza che è impossibile smettere di amare. OkuRibi Le vicissitudini di cinque donne, una rivista e tre giapponesini. Duuuunque. Mi venne fatto notare che, forse forse, sarebbe stato carino se io avessi aggiornato il blog. Forse. Uhm. 70 commenti sono una mareeea *_* nemmeno ai tempi di truzzo snobbino (aah, che mi contattò di nuovo eh? Ma la nostra conversazione non fu così interessante questa volta, dato che la sottoscritta non si ricordava della sua esistenza… mah… grazie msn per sbloccarmi contatti a caso comunque =_=) avevo così tanti commenti! *_* E tutto questo è grazie agli idol, ovviamente. Ma non solo! Ci siamo infatti accanite contro un’altra mandria di pirla della rete questa volta: le scrittrici di MarySue. Aaah ç_ç che cose commoventi accadono al mondo… quanto mi diverto ad essere cattiva! Ultimamente la mia vita è talmente interessante, infatti, che mi trovo a combattere contro tanti nemici diversi. Il primo è il branco di MarySue-autrici, che uccidono l'italiano a colpi di mouse ed sms, e noi, impavide paladine che rispondiamo al nome di SSUKE (Sexy Slutty Uke Kame Ergonomico ù_ù) ci sentiamo ovviamente in dovere di difendere la nostra amata (?) lingua madre. E cosa abbiamo in cambio? Non ringraziamenti ed inchini da queste povere fanciulle fermamente convinte che l'uso della doppia sia opzionale, no... Veniamo insultate! Mondo crudele! Destino crudele! T_T Voglio mettere Subaru che canta Saint Seya come suoneria. E anche nel blog. E anche come sveglia. E come tutto. E io amo quell’uomo. T_T *una donna ormai innamorata* Grazie Serena che me l’hai passata T_T mi illumina la vita… *è incoerente ultimamente, lo sa, non c’è bisogno che glielo ripetiate.* In verità come sveglia ho sempre Guren… praticamente mi desto alla mattina rotolando nel letto con aria felice *_* mugolando le parole che ho capito di quella canzone (che mi sanno di porno o_o il che non sarebbe poi così strano, ecco, trattandosi di quel nano infoiato che non è altro ♥ no, no, parlo di Ruki, non di Yassan o_o *tra nani infoiati non si sa mai* uhauhauha e word mi correggeva infoiato con ingoiato XD *si diverte con poco*) e inventandomi quelle che non ho capito ;O; quindi quoto l’altra metà della mia persona, Ganna non vede l’ora di sentire quella canzone dal vivo. Perché so che succederà tra non moltissimo tempo, deve essere così è_é altrimenti vado in Giappone a rompergli le palle mentre si fa l’idromassaggio con Reita per farmela cantare. (Ogni riferimento a cose o giocate di ruolo realmente esistenti è puramente casuale ♥) Sì, in caso non si fosse capito, sono già fortissimamente in crisi d’astinenza da concerto dei Gazette. E ho fatto un test sul jrocker preferito (sìsì, sono uguali a quelli dei j-popper… idol magari si chiamano o_o) e mi sono venuti primi a pari merito Ruki e Kiyoharu E IO NON SONO UNA DONNA FISSATA, VA BENE? Poi al secondo posto c’era Kai ovviamente, sempre perché Ganna si scambia le fisse ù_ù”” Però *_* ora è giunto il momento di parlare del vero motivo per cui ho aggiornato. Che non è il fatto che il post precedente abbia raggiunto e superato i 70 commenti (…), cioè, ANCHE, ma soprattutto è per narrare le vicissitudini di cinque fanciulle, una rivista di idol e tiratori di arance che fanno i marpioni! *_* Domenica siamo giunte in quel di Ivrea per guardare il carnevale, quel pittoresco evento dove gente divisa in squadre si saccagna di arance sotto alla pioggia *_* che io e Elena avevamo amato già l’anno scorso, trovando infiniti esempi di Shounen ai anche tra i tiratori di arance. Quest’anno faceva un freddo notevolmente porco, pioviccicava, Ali povera cucciola era mezza morta per la febbre ma è venuta comunque T_T, Elena non era morta di sonno come l’anno scorso XD, io e Sara con tutto il freddo porco eravamo in minigonna (sì, mi piace dire porco o_o), e i capelli di Serena sono stati presi di mira dai camerieri del ristorante XD Comunque *_* dicevo. In quel di Ivrea io e Sara abbiamo dato prova per l’ennesima volta che i nostri stomaci sono senza dubbio pozzi senza fondo XD e credo di aver bevuto una sola goccia d’acqua in tutto il girono, solo alcolici, solo alcolici *_* ed un fragolone di zucchero gigante ♥ (Ali voglio la foto *_*), abbiamo vagato bestemmiando per il freddo, siamo entrate gratis, ci siamo quasi erroneamente buttate nella mischia, abbiamo risposto male ad un aranciere marpione, abbiamo fatto amicizia (leggi: sconvolto per sempre l’esistenza) con tre giappini. *_* STOOOP! Tre affermazioni meritano una spiegazione direi ù_ù voi non direste? Io dico… *non è normale* L’entrata gratis è stato un colpo di genio *_* cioè, modestamente. No, balle balle, è stato tutto merito di una certa arma letale chiamata minigonna in verità u.ù … In breve (…), Alice è entrata vedendo arrivare un fiume di gente, esibendo la carta d’identità da residente, e andando al di là del recinto. Alchè si è messa a farci strani segnali di fumo, del tipo “oh entrate ora fingete di essere di qui accodatevi alla gente su forza muovetevi pirle” che noi ovviamente non abbiamo colto *-*” guardandola con espressione ebete, per intenderci, esattamente così -> °o° e ovviamente è andata avanti la sottoscritta, che è sempre la solita faccia da culo. E siccome sono sempre la solita faccia da culo, quando il tizio mi ha chiesto “Quanti anni hai?”, io gli ho risposto, con tanto di sfarfallamento di ciglia u_u “Tu quanti me ne dai? *_*” e il tizio si è messo a ridere e ci ha fatte passare x3 uhauhauha ♥ e fu così che fregammo il sistema un’altra volta *_* La seconda affermazione (ovvero della risposta brutta ad un aranciere marpione u_u) è molto più veloce e indolore da raccontare (no, bugia, la verità è che non vedo l’ora di arrivare alla terza), un tizio completamente coperto di liquido di arance, fango, e merda di cavallo mischiate o_o ha avuto la geniale idea di provarci con noi XD che voglio dire, nemmeno fossi Jin Akanishi conciato così io ti……..NO, OK, QUELLA è UNA BUGIA. Ma comunque non era sto granchè quel tizio, anzi u.ù e infatti ci siamo appolpate tra noi fingendo come al solito il nostro bravo lesbismo per disfarcene *_* ci è rimasto male povero coso. Ma ora arriviamo al culmine della giornata XD quando abbiamo lasciato che la povera Ali malaticcia T_T tornasse a casa, è giunto il treno, ovviamente ripieno peggio di un carro bestiame. Ci siamo messe a correre cercando una carrozza semi-vuota, e l’istinto-giappo di Sara ci guidò esattamente dove c’erano due giappine pucciose ed un giapponesino che aveva tutta l’aria di essere gayssimo *_* Uhauhauhauha è stato un colpo di genio amore ♥♥♥ solo tu potevi riuscirci *_* Il vero colpo di genio, comunque, arrivò quando in tono per niente basso ci siamo messe a dire a Sere “prendi potato prendi potato prendi potatoooo così ci vedono e facciamo amicizia *_* gneee” esattamente in questo modo idiota, sìsì. Dopo una discussione di almeno dieci minuti (…) sul fatto che dovrebbero cambiare nome alla rivista e chiamarla “Patati”, abbiamo cominciato a sfogliarla, causando un fruscio di risatine isteriche da parte dei tre nippi a tutti i nostri commenti. Noi, ingenuamente, pensavamo che fosse perché, sì, insomma ù_ù sarebbe come andare in Giappone e vedere quattro ragazzine parlare di Scamarcio ecco °_° quindi abbiamo continuato indisturbate a urlare cose come “perché Yamada se lo prende da Kame sìsì *_*” oppure “certo che tra Ryo e Pi in yukata non so chi è più gnocco” o ancora “Nino quanto sei indescrivibilmente puccio ;O;”. Momenti indimenticabili furono Sara amore che urlò “iku!” (…), il fatto che ogni volta che parlavo di Tackey il giappino scoppiava in una risata convulsa e preoccupante o_o, e soprattutto che quando siamo arrivate al paginone di Sho Sakurai, il giappino in questione si è quasi girato il collo a 360° per guardarlo *_* cosa seguita ovviamente dai nostri numerosi commenti su quanto ci sembrava gay quell’adorabile fanciullo. COSA VERA, oltretutto, visto che diceva “atashi” e commentava con un “sugoi” ogni volta che le due ragazze parlavano dei NewS o degli Arashi. Ora. ORA. Indovinate? PARLAVANO ITALIANOOOOOOOO XDDDDDDDD *si sotterra per il numero insormontabile di figure di merda che si sono fatte* cioè XDDDDD vi rendete conto? XD Volevo morire! Il giappino ha detto una cosa come “dovremmo dirglielo che capiamo?” e noi ci siamo praticamente morte sul colpo XDDD però è stato bello *_* soprattutto il momento in cui ci siamo trovate a sapere più informazioni di loro sugli Hey!Say!Jump! ;O; che insomma, io continuavo a indicare Yamada, e loro non mi cagavano T_T e facevo “Yamada *_* Yamada *_* Yamada *_*” in continuazione… e loro niente… ce l’avevano con quell’altro T_T ecco. Però almeno ad una delle due piaceva Yuri Chinen ù_ù quindi abbiamo trovato un punto d’incontro sui bimbi. Ecco. Ma. Comunque. VI RENDETE CONTO DELL’ASSURDITà DELLA COSA, NO? XD Addirittura abbiamo visto più drama noi di loro… e il giappino rideva tutto il tempo come un coglione XD è stato magnifico. ♥♥♥♥ Troppo. Mi sono rotta di aggiornare *_* visto che ho anche dovuto riscrivere tutto, fottuto pc. Vi lascio con una perla di saggezza ù_ù *Fratello di Gaia che guarda i Cavalieri dello Zodiaco, salta in piedi e urla, indicando la televisione.* “Oooooh guarda! *_* Il gay pride!” *Gaia osserva attentamente il luogo dove si sta consumando la “battaglia”, con espressione +uum+.* “Dov’è Andromeda?” *Fratello scuote la testa, rassegnato.* “Sarà dalla parrucchiera…” E con questo, vi saluto! *_* Culo! Comenich \°v°/ Sayounara Onigiri ♥ OkuRibi |
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DISCLAIMER Le storie contenute in questo blog sono a tematica omosessuale. C'è uso di linguaggio esplicito, descrizioni di scene di natura
sessuale, violenza. Nulla di ciò che viene descritto è realmente avvenuto, nè sono in alcun modo in contatto con coloro che hanno prestato la loro
immagine per questi racconti. Quindi, l'immagine appartiene a loro stessi ed alla PScompany; le storie appartengono a me. 好き... the GazettE. Ruki, la sua Voce, le sue Parole.i SADS e Kiyoharusama. il Silenzio, la Musica. i Subsonica e il mio Cielo su Torino. Jeff Buckley. Damien Rice. Kè. la Solitudine. le mie Amiche. Bathroom. Juunana Sai. il Giappone, la sua lingua. Yukio Mishima. Banana Yoshimoto. Nana. Death note. Gravitation. I dorama. Nobuta wo produce. scrivere Fanfiction, lo Yaoi. il Piccolo Principe. Niccolò Ammaniti. Dell'Amore e di altri Demoni. i Film che finiscono male. i Libri e i Racconti di Gabriel Garçia Marquez. tradurre i blog degli alice nine e convincere il mondo delle loro storie d'amore. sapere che con certe persone va bene anche il Silenzio. il venerdì sera cinese&cinema con Chiara. la Caipirovska, il Cuba libre e la sangria di mio fratello. I gatti. La mia Pimpa. Yamashita Tomohisa. Akanishi Jin. il gelato allo yoghurt, i coniglietti di Natsu. il mio Abete di 12 metri. Scrivere. Ballare. avere una fissa nuova ogni mese e parlarne fino alla morte con Anna. Reituki. NaoxSaga. Pin. KokixKame. Gokusen 3. RenxYamato. Haruma Miura perchè è adorabile. Yuya Takaki perchè è un Jinwannabe. la Fiera della Demenza mia e di Sara. 嫌い... la Falsità. l'Ipocrisia.il dover passare il tempo con persone con cui non voglio stare e non poter avere quelle con cui vorrei passarlo. il Silenzio. la Solitudine. svegliarmi presto. le lezioni interminabili. avere perso certi Amici e non avere capito Perchè. il fatto di vivere in Italia. il Liceo che fortunatamente ho finito. la Birra. gli Orologi. la Playstation. le "Preve". le persone che non dicono le cose in faccia. quelli che insultano senza conoscere. quelli che credono di conoscermi, ma poi parlano solo di sè stessi. le prese in giro da gente di cui mi fido. i negozi che non fanno i Saldi. prendere il pullman tutti i giorni, prendere il treno per 10ore. il genere umano, a volte. l'Ansia. la Paura di non riuscire. 曲と音楽 the Gazette. SADS.Kra. D'espairsRay. Miyavi. alice nine. Kurt. heidi. Kagerou. the Studs. Kiyoharu. Kuroyume. Lareine. New Sodmy. Sid. Dir en grey. Luna Sea. Bump of Chicken. Billy. Vidoll. D. Deathgaze. Kanjani8. NEWS. Hey!Say!JUMP. Kat-tun. Duel Jewel. Ellegarden. Fatima. High and Mighty Color. Girugamesh. MUCC. Merry. Machine. Sendai Kamotsu. Nightmare. Pierrot. Panic Channel. ScReW. Versailles. Mr. Children. Daigo Stardust. Mika Nakashima. OLIVIA. Anna Tsuchiya. SubsOnicA. Placebo. Muse. Jeff Buckley. Damien Rice. Charlez Aznavour. Kè. Motel Connection. Robbie Williams. Switchfoot. System of a Down. AFI. KoRn. Queens of the stoneage. Red Hot Chili Peppers. Yasemin Sannino. Mika. Shudder to Think. Pornodrome. Kings of Convenience. Alanis Morisette. Cranberries. 99 posse. Meg. Emilie Autumn. Verlaine. Dr.Jazz's Universal Remedy. Sintica. Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo. Blur. Gorillaz. LINKS
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